Il quarto volume de Il labirinto della speranza si è rivelato disastroso.
Ero così felice. Antonella mi aveva consegnato il primo volume, che avevo riletto e di cui ero finalmente soddisfatto. Le ho mandato il volume 2 e ho lavorato sul terzo, il mio preferito (insieme al quinto). Finita la seconda stesura del terzo, ho cominciato il quarto volume.
Dire disastro è dire poco. Non so davvero cosa mi sia successo: probabilmente c’è stato un “buco” temporale tra i due volumi, oppure mi sono concentrato su altro, o la vita mi ha portato verso nuovi pensieri. Sta di fatto che il quarto era un buco nero di confusione totale.
I fatti non quadravano, le spiegazioni che davo sui semi “piantati” nei volumi precedenti erano addirittura antitetiche a quello che volevo dire, la cronologia degli avvenimenti era tutta strana, una linea narrativa era palesemente lì solo perché “mi serviva” a salvare il protagonista.
Insomma, era come arrivare al quarto piano di un piccolo edificio e, invece di vedere la stessa precisione e delicatezza, ritrovarsi in una versione “Temu” della mia storia.
Uno shock.
Quindi, cosa si fa in questi casi? Come ci si comporta davanti a un’opera conclusa ma sbagliata e pressapochista?
Ci si rimbocca le maniche. Come si dice: «La prima stesura è solo l’inizio».
A dire il vero, è una parte della scrittura che – chi mi segue da un po’ lo sa – adoro. Editare, modificare, integrare, far quadrare sono processi più analitici che altro, e io ho una mente analitica (amo gli scacchi). Ma qui il lavoro da fare era tale che richiedeva non solo buona logica, ma anche inventiva, perché si trattava di “fare con quello che si ha”. Un po’ come quando nel frigo non c’è niente, ma un bravo cuoco riesce comunque a fare un piatto che stupisce tutti gli astanti.
Si torna alle basi.
Risultato? Sono a tre quarti del volume 4 e, in una settimana di lavoro “pesante” (6-7 ore al giorno), ho riaggiustato quasi tutto. Il volume è passato da circa 69.000 parole alle attuali 56.121, ma probabilmente calerà ancora un po’.
Ho tagliato una linea narrativa (quella troppo “al servizio”), ho rielaborato le spiegazioni dei semi, ho creato un’ellissi di quasi un anno (che non c’era), ho aggiustato i vari semi piantati e riscritto gran parte dei dialoghi, che erano ancora pregni della vecchia versione.
Ora… non dico di aver risolto, perché devo ancora rileggere tutto il volume come un unicum, ma credo di aver pulito almeno l’80% dei problemi.
Mi direte: «Ma perché non fai fare questo lavoro all’editor, ad Antonella?»
Non me la sento. Non perché lei non sia capace, lo è certamente, ma perché la mole di eventi che avviene in una saga da cinque volumi è davvero enorme, e penso che, per quanto riguarda lo sviluppo editoriale (quindi l’andamento di archi, eventi, struttura), l’onere sia esclusivamente dello scrittore.
L’editor può puntare il dito sulle incoerenze, su problemi di comprensione o di ritmo, ma deve essere un raffinamento su qualcosa che già funziona.
Ora, credo, funziona.
Lo confesso: tagliare è una delle cose più belle della scrittura. King, nel suo On Writing, dice la celebre frase: «Kill your darlings», uccidete i vostri preferiti. Che significa, in sostanza: tagliate le parti che vi piacciono di più, perché probabilmente sono quelle meno interessanti.
Un mio maestro di regia – e di vita – Marco Sciaccaluga, non smetteva di dirmi: «Non affezionarti alle tue idee». Il pensiero è lo stesso.
Bisogna riuscire a guardare l’opera come un oggetto esterno, nuovo, non più nostro. Cercare un’oggettività (che oggettivamente, nell’arte, non esiste) e poi agire di conseguenza.
Quindi: «Nel dubbio, taglia» è la mia massima.
Adoro vedere una frase diventare, perfettamente coerente, essenziale.
Luca D’Onofrio, un mio amico e ottimo scrittore (vi consiglio i suoi thriller, se vi capitano sotto mano), un giorno mi disse: «Nella bistecca ci vuole il grasso, se tagli troppo poi rimane solo la carne e basta». E ha ragione, è vero, ne sono consapevole. Si rischia la freddezza. La logica, nell’arte, può essere deleteria.
E quindi bisogna trovare un equilibrio.
Un’altra cosa stupefacente di una riscrittura così profonda è che a volte alcuni dialoghi, che erano adatti per la versione precedente, si ritrovano a essere meravigliosamente fuori posto nella nuova. E io li tengo. Perché mi dico: «Ma pensa te, mentre succede X, questi parlano di Y. Fantastico, non mi sarebbe mai venuto in mente, eppure funziona».
Questo è un piccolo segreto: spesso, nell’arte, se qualcosa è fatto bene, regge anche se è privo di congruenza.
Ora Elettra mi chiama perché vuole assolutamente provare tutti i vecchi telefoni (Nokia, Motorola) che Eleonora si è tenuta per anni.
Elettra ha una passione per il vintage, è una cosa bellissima e spero che molti della sua generazione la imitino. Così fuggono da questo doomscrolling terribile, che lo sento, a volte colpisce anche me.
Vado,
alla prossima pagina.
Complimenti davvero!
When unsatisfied with something cancel it all out in your mind and start afresh .Always very special to recieve your diary .Thank you.
Ciao Flavio. Mi ritrovo con tua figlia sul vintage. Sono così vintage che, mi rendo conto, scrivo e penso vintage al punto di essere antiquato nelle forme espressive. Mi piacciono i dietrologismi, i periodi un po ammuffiti, lunghi e aggettivati, i vocaboli desueti che il computer (sulla cui tastiera batto rumorosamente con un dito solo, memore della Lettera 22) mi rigetta sdegnato. Ma non gli do retta. La tua editor magari farebbe un rigo trasversale pagina per pagina. Eppure mi suona lo stesso, mi convince. Problema: convincerà gli altri? Il guaio è questo: di trentotto capitoli, un prologo o un epilogo, o tengo tutto o butto tutto. Ho deciso: tengo. Se tu hai tagliato , ne sei consapevole, dovevi farlo. Siamo i migliori giudici di noi stessi e poi, ohibò, la creatura è nostra e ce ne assumiamo la responsabilità. Sono curioso del Labirinto come un buongustaio invitato ad una cena dal menù a sorpresa. Al mio romanzo allegherò una bustina di digestivo orosolubile. Da assumersi prima della lettura. Un salutone!
E’ vero che bisogna riuscire a guardare l’opera come un oggetto esterno, nuovo, non più nostro, ma tu sai immedesimarti nei personaggi e nelle vicende : tagliare, eliminare, quindi, semplice non è.
Buongiorno Flavio è bellissimo leggerti e ascoltarti…penso che sia stato traumatico accorgerti che ciò che avevi scritto non andava bene… Perché hai capito da solo che non poteva essere il seguito giusto…Sei stato bravo a riscrivere tutto da capo…grande… buona vita.
Per me è sempre un trauma tagliare,perché se ho scritto quel determinato pezzo significa che lo avevo dentro.
Non immagino cosa si debba provare nell’accorgersi che uno dei libri della saga che si sta scrivendo non funziona, probabilmente ti prende il panico! 🫣😅 È comunque un grande piacere leggere questi tuoi racconti sulla nascita del nuovo romanzo…viene proprio la voglia di perdersi dentro questo tuo Labirinto…
Ciao Flavio,
ho trovato questa nuova pagina di diario particolarmente audace perché, indubbiamente, ci vuole coraggio a dichiarare un proprio fallimento. La prima stesura del quarto volume della saga è risultata essere “sconclusionata”, ben al di sotto delle aspettative? Avresti potuto tacere la cosa e passare alla riscrittura; condividere questa situazione col tuo pubblico ti ha esposto maggiormente a possibili giudizi futuri perché la sua attenzione ora potrebbe essere focalizzata proprio su questo quarto volume, conoscendone i retroscena. Credo tu lo abbia fatto perché intimamente, profondamente soddisfatto della nuova stesura e abbia voluto condividere con noi questa gioia. Forse la prima versione era frutto di un periodo personale piuttosto confuso o travagliato e il tuo stato emotivo ne ha influenzato l’esito. Qualunque fosse la causa, è stata superata e la prova è il nuovo equilibrio ritrovato, che ti ha permesso di riscrivere il volume con un risultato completamente diverso. Di questo noi, tuoi fedeli lettori, non possiamo che rallegrarci.
Complimenti a Elettra per la sua passione per il vintage; un modo “nuovo” per comprendere il passato e, perché no, magari in futuro una scelta etica che influenzerà il suo modo di vivere.
Le parti che ci piacciono di più, talvolta sono la conseguenza di credenze e convinzioni, spesso non condivisibili. Vai avanti, sei sulla buona strada:)
Molto bella questa tua condivisione “senza filtri”.
Grazie
A volte capita🤦♀️
Complimenti e … buon lavoro.
Tanto di cappello alla tua caparbietà…. Sicuramente sarai bravo a sistemare…
Lo hai detto più volte che non potresti lasciar fare all’ Editor più di tanto, e lo capisco. Credo però che la maggior parte dei contratti scrittore/editore lascino a quest’ultimo grande libertà di interferire. Forse ultimamente qualcosa sta cambiando. Bellissime le osservazioni sulle parti “care” da tagliare. A me rimase impresso il libro Le 10 regole d’oro della scrittura di Elmore Leonard, in particolare “se sembra una cosa scritta, allora va riscritta”. Credo di averla già citata. Forse nel 4° ti sei fatto prendere troppo la mano dai personaggi.? Non finisco di stupirmi di questo grande lavoro soprattutto per le ore di concentrazione richieste. Quando leggerò la saga cercherò di ricordarmi. Grande 🔝