C’è un forte legame tra la mia scrittura e la recitazione, non potrebbe essere altrimenti.
La scrittura, per me, è un arcobaleno di sfumature che vanno dalla poesia della parola alla percezione sensoriale dell’attore. Dipende dal momento.
Più sono in alto nella scrittura (quindi sorvolo la storia dall’alto, la vedo come un’isola, un continente), più contano le idee, i concetti, l’etica, la poetica, la filosofia.
E, man mano che scendo, mi ritrovo a vivere sempre di più il momento, il territorio narrativo dei personaggi.
E questo mi porta alla disciplina del punto di vista.
Quando decido di scrivere una storia, una delle scelte cruciali che faccio è: «Come la racconto?». Con che tipo di narratore?
Ve ne sono tanti. L’onnisciente, il limitato, e poi c’è il tempo: presente, passato remoto. C’è la terza persona, la prima persona, addirittura anche la seconda persona è stata tentata (basta pensare ai famosi giochi-libro in cui il libro dice: «Sei qui, un drago ti si pone davanti, cosa fai?»).
È una scelta consapevole e fondamentale per rafforzare lo stile, il genere e la poetica della storia, ma porta con sé delle regole.
Faccio una piccola premessa: ogni regola che si rispetti, nell’arte, non deve essere seguita pedissequamente e dipende fortemente dal tipo di testo, di autore, di storia a disposizione.
Per Il labirinto della speranza, che è alla base un thriller psicologico e un dramma familiare, ho scelto il narratore limitato in terza persona al presente.
Questo vuol dire che seguo il protagonista della scena da molto vicino, quasi insieme a lui. Questa scelta limita volutamente la dimensione del racconto di quello che «gli altri» pensano o provano.
In poche parole, la regola dice che «non posso» dire cosa sentono o pensano i personaggi esterni al protagonista della scena, se non mostrandolo attraverso gli occhi del protagonista, o con azioni oggettive.
Se si decide di seguire questa disciplina in modo ferreo, ecco che emergono vantaggi non da poco.
Prima di tutto, arriva uno snellimento della prosa, perché non serve dire «chi» guarda o fa, a meno che non sia il protagonista.
Se, per esempio, sapete che Erik è il protagonista/POV (punto di vista) della scena, nel momento in cui io scrivo «Si siede.» sapete che, con ogni probabilità, parlo di lui.
Inoltre, mi obbliga a vedere il mondo attraverso i suoi occhi, a percepire ciò che gli altri personaggi provano (io lo so, sono lo scrittore, ma sono anche l’attore che in quel momento percepisce il mondo da un punto di vista limitato).
E questo per me è oro. È come se improvvisassi dentro al mondo che ho creato. Mi piace da morire.
Questo funziona molto nei dialoghi e nei microgesti che fanno i personaggi e che, all’occhio esperto di qualcuno che conosce la comunicazione umana, fanno emergere la bugia, il tradimento, la paura, l’amore.
Durante i miei studi di recitazione, un mio insegnante, Massimo Mesciulam, ebbe la brillante intuizione di andare a pescare dalla PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) elementi utili alla recitazione: come si muove il corpo, gli occhi, etc…
Il linguaggio nascosto che sta sotto alle parole. Che è il linguaggio dell’attore. Importantissimo.
E io faccio di tutto per riportarlo dentro alla recitazione dei personaggi, dentro ai miei scritti.
Di tutti i miei libri, Il labirinto della speranza sarà molto probabilmente il più cinematografico. È come se, negli anni, avessi cercato di trovare una giunzione tra recitazione, regia e poesia.
E penso sia questa la mia poetica.
Sono uscito illeso dal volume 4, lo sto concludendo ora. Dovrebbe funzionare, lo rileggerò questo pomeriggio, al massimo domani, a mente fresca, per capire se tutto fila.
E poi, volume 5.
Finito il volume 5, passerò al mondo della comunicazione, in cui vi voglio coinvolgere: le copertine, il piccolo riassunto che dà appetito per la storia.
Insomma, sarà un autunno all’insegna del paranormale!
Alla prossima pagina
Ciao Flavio con te o riscoperto la voglia di scrivere ma c’è ancora qualcosa che devo capire gez mille ancora
Che bello leggere il diario anche questo lunedì e sapere tante cose dal tuo diario circa la funzione di attore scrittore e i vantaggi che ne derivano .Buon lavoro ma anche buon Ferragosto aspetto con sollievo la stagione autunnale alla prossima
Ciao Flavio. Sempre informazioni e riflessioni utili. Io, timido, metto in difficoltà chi parla con me. In particolare inizio discorsi con il soggetto in fondo. Per tre quarti dell’esposizione della frase i miei malcapitati interlocutori non capiscono, si perdono. Fanno finta di starmi dietro. Scrivendo, invece, parto troppo spesso col soggetto. Col nome proprio. Poi, in fase di correzione e rilettura cerco di ovviare. Il troppo stroppia. Lo so che rompo: ti vorrei vedere a teatro. Sarebbe un successo assicurato. Grazie e asta luego, come direbbe Tex.
Ho sempre adorato poter godere da vicino a Teatro (il “tuo” Teatro Nazionale di Genova, fra l’altro) del linguaggio dell’attore, quel “linguaggio nascosto che sta sotto alle parole” che ti rapisce in sala e ti porta dove vuole. Trovo quindi davvero interessante questo tuo tentativo di riportarlo ai tuoi personaggi, all’interno dei tuoi scritti.
“È come se improvvisassi dentro al mondo che ho creato”.
Non ci resta adesso che mollare gli ormeggi e tuffarci in quel mondo…😁
Immensamente grata
Ti ascolto attentamente e con piacere ❤️
Ciao Flavio, tutte le pagine del Diario d’Artista sono entusiasmanti, questa in particolare per la precisione con la quale descrivi l’evoluzione della scrittura. In ogni tua frase densa di dettagli trasmetti tutta la passione per il processo creativo. Alla prossima pagina
Grazie per questo dono prezioso!
E’ qualcosa di magico la tua scrittura.
Scorre e ti porta sempre sempre piu’ alto verso una conoscenza superiore.
Bravissimo
Mi piaci molto come attore come scrittore , ma piu come attore fai parti sempre adatte a te bravo !peccato l usciya di scena da il paradiso , davi un qualcosa in piu alla saga
Caro Flavio,
ti seguo sempre con interesse e trovo bellissima l’ idea di inserire nei tuoi personaggi l’ arte cinematografica. Buon Ferragosto a te e famiglia
Ciao Flavio,
è sempre bello leggere i tuoi pensieri…
Approfitto per augurare un buon Ferragosto, a te e famiglia.
Grazie e alla prossima.
Grazie Flavio.
Ciao Flavio
Grazie perché mi introduci nel magico mondo della scrittura, fatto di regole ma anche di tanta fantasia.
È piacevole sentire la tua voce che mi guida nella lettura .
Caro Flavio e’ sempre coinvolgente leggere di te..si sente che hai una marcia in più unendo la pnl sicuramente hai reso più viva la narrazione….io ho compiuto 80 anni e a settembre faccio una festa cercando di narrare i vari decenni con musica e parole…..per ogni decennio con un dyjei condividerò con i miei amici la musica piu’ iconica…che hanno lasciato un impronta nel cuore….grazie flavio
Ormai il lunedì è diventato quasi una magia… Aspetto sempre la tua pagina di diario con gioia. Grazie perché mi piace proprio sentire la tua voce mentre leggo quello che dici.. E mi piace molto..
Grazie anche oggi per tutti i tuoi pensieri e capisco che il tuo lavoro non è per niente facile.buina giornata!!
com è andata l’operazione?