Flavio Parenti
Desiderio oltre algoritmo

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L’arte non è un problema. Non richiede risoluzione.

Oggi voglio approfondire il concetto di intelligenza artificiale e arte. Voglio dedicare un’intera pagina a quella che è, a tutti gli effetti, la più grande rivoluzione tecnologica dai tempi di internet.

Intelligenza artificiale.

Prima di tutto, dovete sapere – per chi non lo sa – che lavoro con la tecnologia da molti anni. Circa undici anni fa ho fondato una società di videogiochi e, prima di studiare al Teatro Stabile di Genova, frequentavo l’università, indirizzo informatica. E, ciliegina sulla torta, sono figlio di un informatico. Quindi sono cresciuto a pane e schede madri.

L’intelligenza artificiale di cui si parla oggi (ce ne sono tante, ma mi focalizzerò su questa famiglia) è quella dei LLM, i grandi modelli di linguaggio. Sono più semplici di quanto pensiate.

In sostanza, sono algoritmi statistici. L’algoritmo viene “cibato” con un’enorme quantità di dati (tutto lo scibile umano, a questo punto) e poi, tramite una fase che si chiama “training”, viene addestrato a predire il prossimo “token” (per semplificazione, diremo parola).

Dopo aver analizzato tutto lo scibile, è capace di predire che la prossima parola della frase: «La capitale della Francia è…» → «Parigi». Perché in tutti i testi di cui si è cibato, la probabilità che la parola sia “Parigi” è la più alta. A questo si possono aggiungere alcune variabili di casualità per dare più varianza al risultato.

Ecco, in breve, che cos’è un LLM. È un algoritmo probabilistico, tarato per dare la risposta più probabilmente corretta secondo il database sul quale è stato addestrato.

Questa premessa un po’ tecnica era necessaria per poter spianare il terreno all’esplorazione dell’arte all’interno di questo campo da gioco.

Penso che emerga in maniera palese che “la risposta probabile” è quanto di più lontano vi possa essere dall’arte (sempre che si intenda arte come stupore, scoperta, ignoto) e quanto di più vicino al commercio (come a dire: «Ti piace questo, quindi te lo ripropongo in una salsa lievemente diversa»).

Quindi, a livello ontologico, gli LLM e le loro risposte sono l’esatto opposto di dove dovrebbe andare a scavare l’uomo. Gli LLM rappresentano la conoscenza, non l’ignoto.

Ma sono utili, come è stato utile Google. Utili a fare ricerche, a capire il senso di qualcosa che è già stato esplorato e anche a collegare idee che appartengono a discipline distinte in una nuova combinazione. È la scoperta all’interno del sistema. Non un cambio di paradigma, ma un dettaglio in più.

Tornando all’arte: gli LLM non ne saranno mai un sostituto. Perché l’arte non è un prodotto, l’arte non è un problema da risolvere. L’arte è espressione, esplorazione, sogno, contemplazione.

L’arte ha a che fare con l’esistenza, la vita e la morte, la spiritualità, l’eros, l’amore. L’essere umano.

“Ma la casualità di cui parlavi prima non compensa questo limite?”

No. Perché l’arte non è casuale, è intento umano. La casualità è solo un modo per creare entropia. Il prodotto artistico è mettere in ordine l’anima, curare, trovare un senso. E’ l’opposto dell’entropia.

La macchina è utile come è utile un conto in banca. Ci permette di mettere i nostri risparmi e accumularli, per poi fare spese più grandi quando serve.

Ma quello che conta è il desiderio, l’intento. La fiamma insostituibile che ci distingue dalle pietre.

È un tema a me molto caro, così tanto che il primo libro che ho pubblicato, «La Divina Avventura», lo affronta e lo porta al suo apice. Parto da un’umanità che ha smesso di desiderare per poi trovare, usando un giovane ragazzo come vettore, la verità del momento presente.

La differenza siamo noi, non le macchine. Le macchine, che siano elettricità, intelligenza artificiale, tabelle Excel o la ruota, ogni tassello che spiega un po’ di più l’universo, sono utili, ma solo se funzionali al nostro cammino verso la scoperta di noi stessi.

Come diceva un tale: «Conosci te stesso.»

Alla prossima pagina.

Flavio Parenti
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