Ho un dilemma.
Me lo sono posto davanti al mio testo.
«Quando è abbastanza?»
Quando si può dire basta? La creatività è un atto di generazione, e finché saremo vivi, non mancherà. Essa è energia, vita, passione, desiderio. La riversiamo in mille luoghi: nell’amore, nel lavoro, nell’arte.
Ma quando è corretto fermarsi? Cosa deve succedere in noi perché possiamo finalmente dire basta? «Ho finito». «È questo.»
Perché ci sarà sempre una nuova pennellata da dare, un colpetto per pulire, una frase da migliorare.
L’arte non è un problema perché l’arte non ha una soluzione.
L’arte è un processo che ha un inizio, un mezzo, ma non una fine. E proprio per questo, la fine è per forza di cose autoimposta.
La disciplina dello stop.
Spesso mi sembra che non dare di più a un testo che scrivo sia una mancanza d’amore verso di esso. Come se lo tralasciassi.
In effetti, lo è.
Io penso che possiamo continuare a lavorare su un testo senza snaturarlo molto più di quanto crediamo. Un po’ come l’aria nei polmoni quando andiamo sott’acqua. Pensiamo di durare 30 secondi, ma c’è spazio per molto, molto di più.
È tutta una questione di testa.
A proposito di apnee, se non lo avete mai visto, vi consiglio «Le Grand Bleu», un film davvero speciale.
Come potete immaginare, questa questione del «basta» nasce perché sono in mezzo alla scrittura del Labirinto della Speranza. Mi sto avvicinando alla fine, e quindi a quel desiderio di pulire.
Questa sensazione viene anche dal fatto che più mi avvicino alla fine del libro scritto, più la scrittura nei confronti della storia, dei personaggi, è precisa. Ho avuto molto tempo per comprendere meglio quello che prima era solo un sogno, un’idea.
E ora sono centinaia di pagine, probabilmente migliaia.
Tra l’altro ho anche una soglia di stakanovismo piuttosto alta, quindi il «basta» mi viene proprio difficile.
Ma ora ho capito il mio limite.
Una passata.
Una passata di tutto.
E che sarà, sarà.
Io sparo missili che dalla mia testa finiscono nella vostra. Per farlo, i passaggi sono, potete immaginarlo, tantissimi.
Quindi lavoro di chirurgia, preciso ma intenso. In linea con la mia anima, la mia voce. Uso strumenti innovativi per alleggerire l’onere di compiti ripetitivi, e faccio una passata vera, intesa, profonda.
Ma poi non torno indietro.
Non so se ci riuscirò, ma voglio correre così, come Forrest Gump. Che non si ferma e non sa perché.
Forrest Gump, forse il mio film preferito.
Alla prossima pagina.
Basta è una parola che mi frulla nella testa moltissimo in questo ultimo periodo….. Ma per me è personale, è un basta che mi dico per salvaguardare me stessa…. Basta ai soprusi, alle bugie, alla falsità…. Sono uscita dal seminato? No perché questa parola ha fatto scattare in me tanti pensieri e anche tante convinzioni. Perciò ti ringrazio perché tu mi apri la mente. Ancora grazie e buona settimana. Cecilia