La paura del vuoto.
Della pagina bianca.
Della scena muta.
Della tela immacolata.
Il vuoto, cos’è? È assenza. L’assenza di tutto. Quindi, il niente. Ma il niente non esiste. La parola stessa è già qualcosa: un pensiero, un’idea, un nulla.
Eppure il vuoto siderale che si trova sotto questa piattaforma su cui camminiamo c’è, si percepisce.
Io lo sento. E so anche che a volte, pur senza volerlo, cercando di non pensarci, di cancellarlo, di illudermi che i miei piedi siano piantati su una base stabile e solida, mi inebrio di un’illusione di controllo. Riempio il vuoto perché è l’unico modo che conosco per scacciarlo via.
Ma forse il vuoto non è così male. È una necessità, quella di assentarsi, di svuotare la realtà, per l’artista.
Come insegna Eraclito, è solo attraverso la sensazione di pienezza che possiamo concepire il vuoto, e viceversa. I posti raccontano di un’unica realtà che li abbraccia entrambi. L’arte è allora un urlo nel silenzio? Una macchia nel nulla? Un parassita dell’equilibrio?
Nell’Anello di Saturno, il Destino spiega come, a un certo punto, fosse riuscito ad ordinare l’universo, a dargli una forma così perfetta da stare sulla punta di una spilla. Proprio come il nostro universo prima del Big Bang. E poi, è successo qualcosa che ha rotto quel perfetto equilibrio appena creato. Una fiamma di nulla, in quella saga, la chiamo amore, perché cosa, se non l’amore, può generare il meraviglioso caos che è la vita?
In realtà sto attraversando una piccola crisi. Sto scrivendo il quarto volume del Labirinto della Speranza, scena per scena, quindi in modo molto metodico, già preciso, e la mia fantasia non smette di generare linee, eventi, avvenimenti. La loro frequenza, in questo volume, è velocissima, quasi ubriacante.
Da una parte mi dico che è giusto così, che il labirinto deve farti girare la testa, ma poi temo che sia una forma di compensazione. Portare nella complessità ciò che dovrebbe rimanere semplice, per paura di non essere sufficientemente interessante.
Ci vuole coraggio per essere semplici, e a volte non so se sto fuggendo la semplicità, o se invece quello che faccio è proprio il massimo della «mia» semplicità.
Ho sentito dire che uno dei segni dell’insicurezza è cercare sempre di spiegare per paura di non essere capiti. Si diventa didascalici, pedanti, noiosi. Ovviamente non vorrei mai esserlo nei miei scritti. Ma un dubbio mi sorge: forse questa mia complessità, questo labirinto in cui mi sono infilato insieme a Erik, non è che una scusa.
Quel famoso «tutto fumo e niente arrosto».
Sì, sì, la sindrome dell’impostore, la conosco. Ma esisterà anche la sindrome del critico interno? Che magari ci azzecca e ci suggerisce una strada corretta?
Ecco un grande dilemma dell’autenticità. Nel momento in cui cerchi di esserlo, non lo sei più.
È quella che si chiama «ingiunzione paradossale»:
«SII AUTENTICO!»
Se ci provo, non sono più autentico perché l’intento nasce da un ordine. E se non ci provo… beh, a quel punto non sono più niente.
Quindi il segreto forse è proprio nel vuoto?
O nel caos.
In realtà, il caos non è poi tanto diverso dal vuoto. Un luogo in cui nulla è più riconoscibile e quindi l’io smette di esistere, ed emergono i pensieri puri, le emozioni, i percorsi del processo, l’arte.
Sì, ci sono due vie per arrivare alla trascendenza, intesa come oblio dell’io: nel vuoto o nel caos.
Da bambino ricordo che facevo questo gioco. Disegnavo linee a caso su un foglio, curve organiche, che disegnavano uno «schiribizzo». Poi lo osservavo e cercavo, al suo interno, una forma. Un significato. Come con le nuvole.
In recitazione si può emergere in un’emozione anche indossando, forzatamente, la maschera di quell’emozione, andando a smuovere la memoria cinestetica, che a sua volta ci «ricorda» momenti tristi.
Oggi, il labirinto è uno schiribizzo di caos, il cui reale significato appartiene al mistero, non alla mia volontà.
Alla prossima pagina.
È sempre bello leggere una tua pagina, fa stare bene.
Buongiorno Flavio spesso si riempie il vuoto con attività varie, magari per sfuggire anche a noi stessi ma prima o poi il nostro io viene a trovarci.Il vuoto ed il caos non sono poi così negativi in un certo senso ricordano il tutto, fanno parte delle nostre sensazioni o meglio di chi è molto emotivo e sensibile. E tu lo sei sempre e trasmetti sempre momenti di riflessione che ci portano ad una forma di autoanalisi. Grazie per farci riflettere su temi anche difficili e particolari.
Saluti a te e buon lavoro 🍀🤗💛💚
Concetti complessi e profondi che mi accompagneranno in questi giorni.
Buona settimana
Bravo Flavio sei molto profondo leggo con molta attenzione e rifletto
Complesso!!!
Lo rileverò con calma!
Grazie! Buon lavoro!!!
Ciao Flavio, queste riflessioni mi giungono in un periodo pieno di caos e seri problemi familiari per cui ho bisogno di vuoto inteso come quiete mentale, riposo del corpo, restare nella calma , circondarsi di natura e bellezza…
Ciao Flavio.
Come sempre bellissimi temi.
Vuoto e caos. Per molti uln silenzio,un vale profondo, perche sappiamo Che non c’erano speranze per chi e senza strada.
Per me una assenza dinparole, di sogni di speranze ecc. Possiamo dire Che Il mondo e un gioco Che ci vuole luce per viverei e CHI non ha essenza dell’anima vive una oscurita.
Mi Fermo qui.
Una bella settimana a tutti.
Grazie sempre per Il pensiero.
A presto.
the writer who is able to surprise with simplicity has to be complicated in reality I guess – and maybe if you already think something is simple, it might not be simple at all to some readers 🙂 In this lies endless possibilities of perception – but where is the heart of the character really? Can he answer your question? How much mental language can he really share in the situation you have put him in and with his current desires? This I do try to find in a the void & in the chaos! Most times – when I feel it has served my character – I get the feeling that the complexes of his words and thoughts were as untouchable as a dream to him and me. I tried to write like he wishes to be understood and to understand himself. He will always be aware of his depth, but he might not be able to put words to it sometimes
Hai sentito dire che uno dei segni dell’insicurezza porta a cercare di spiegare sempre, per paura di non essere capiti e così si diventa didascalici, pesanti, noiosi. Mi hai fatto riflettere, grazie Flavio!
Il vuoto e il nulla mi fanno apprezzare il caos ma in giusto equilibrio .
Bellissimi pensieri, come sempre
Caro Flavio, per me non è così facile capire e discutere di concetti così profondi, ho sempre avuto tanti dubbi su tutto quello che ha a che vedere con l’esistenza , (o l’essenza?).
E allora semplifico: il vuoto lo provo quando non provo amore, quando mi lascio sopraffare da problemi risolvibili e stupidi. Nel caos degli affetti invece mi trovo bene.
Sei bravissimo Flavio. Sono bellissimi pensieri
Il niente non esiste. Penso di avere una mente “fisica” fin da piccolissima. Cos’ e’ il niente? Me lo domandavo spesso, in ogni istante, mi assilla a questa domanda. Poi facevo dei disegnini anche per capire cosa fosse il niente. La risposta e’ IL NIENTE NON PUO’ ESISTERE. Grazie del tuo diario
Ciao Flavio. Vuoto e pieno sono due concetti fantastici. Mi intrigano molto. In una piazza, cosa è più importante? Gli edifici che delimitano, che descrivono il vuoto o il vuoto stesso? Piazza Navona, Il Campo a Siena. Poi c’è il dolmen, il progenitore di tutte le abitazioni. Chi lo inventò fu il primo architetto. Due blocchi di pietra verticale e uno orizzontale a copertura. Limiti che danno un significato ad uno spazio che chiamiamo casa. Che è un vuoto identificato da pieni. E ne derivano di conseguenza i concetti di dentro e di fuori. Il vuoto dell’anima non esiste: l’anima è parte del tutto anche se spesso ce ne scordiamo. L’autenticità? Non puoi non essere autentico perché c’è un solo Flavio. Se provassi ad essere un altro andresti incontro alla più amara delle sconfitte. Ma questo lo sai bene… Un saluto. W il lunedì!!!
Grazie…. Sei una ventata di vento che mi attraversa….. A volte mi riscalda e a volte sento il freddo….. Tutto ciò mi piace perché mi fa pensare…. Mi piace il vuoto, ma mi piace anche il caos…. Dipende….. Io so che non sopporto più, quando parlo con le persone, dover mettere i sottotitoli su ciò che dico…. Ecco in quei momenti preferisco il vuoto… Inteso come silenzio…. Ciao Flavio è sempre un piacere…
Mi capita di provare questo senso di vuoto che porta con sé una grande pace
Ciao Flavio,
come sempre il tuo diario è molto interessante!
Complimenti per essere arrivato già alla quarta stesura della tua nuova saga!
Alla prossima e grazie per i tuoi quid.
Molto reale e profondo
Volevo scrivere riordinano il tutto
Ciao Flavio spesso si riempie il vuoto con attività varie, hobby magari per sfuggire anche a noi stessi ma prima o poi il nostro io viene a trovarci.Il vuoto ed il caos non sono poi così negativi in un certo senso ricordano il tutto.Buon lavoro per la parte finale del labirinto della speranza .
Ho sperimentato sulla mia pelle , quando nella mia famiglia non avevo voci in capitolo. Mi sentivo vuota, una sensazione bruttissima. Non vado avanti nel commento perché mi fa ancora male.
Ciao Flavio è sempre molto bello leggere i tuoi pensieri…che fanno sempre riflettere…anche dentro di noi. Grazie e buona vita…
Questa tua riflessione non poteva capitare in un momento così difficile che sto attraversando. Capisco appieno tutti i tuoi dubbi perché li sto provando in prima persona
Grazie, Flavio, buon lunedì.
È sempre molto bello leggere i suoi pensieri!la ammiro molto.
Buona giornata da Laura
Bellissimo e molto coinvolgente e interessante 😊!!! Grazieeeee e buona giornata ❤️❤️🫂…
Ascoltare nel silenzio la tua voce è un balsamo per l’anima,riempie per poco il vuoto delle voci care che non sento più
Belle considerazioni, grazie.Buona settimana
aspetto sempre questa mail del lunedi.poi vedo il Paradiso e ti vedo con occhi gentili
A chi non è mai capitato di conoscere il Vuoto? A tutti presumo. Secondo me inconsciamente si cerca di riempirlo e questo è positivo. La vita è un grande palcoscenico e noi siamo gli attori a volte di una commedia, altre di una tragedia. Sta a noi, se ci riusciamo, usare il linguaggio della semplicità per proseguire il cammino serenamente. Non sempre succede, ma vale sempre la pena tentare.
È bello quel pezzo che racconti nella Divina Avventura del vuoto e del caos che il Destino dice che è colpa dell’amore. Si è vero mi ci vedo anch’io quando c’è caos è sempre colpa dell’amore e ti riempie quel vuoto che hai nel cuore . Uno nn può stare senza l’altro quindi credo che nella tua nuova saga ci deve essere sia vuoto che caos si compensano a vicenda e sono sicura che ne verrà fuori un capolavoro. Alla prossima.
Buon Lunedì Flavio. Ricordiamo che, osservando e contemplando il vuoto della tela immacolata, i più grandi artisti hanno realizzato capolavori : da quel vuoto è giunta, al loro cuore, grande ispirazione.
Michelangelo guardava la superficie del marmo, completamente pulita e intatta, come qualcosa che avrebbe rivelato, in seguito, la creatura da scolpire. Concepiva la scultura come l’arte di “liberare” la figura già esistente all’interno del blocco di marmo, eliminando il materiale superfluo anziché aggiungerlo. Dalla sensazione di vuoto nasce qualcosa di straordinario.
Molto bello.Io penso che nel caos hai la speranza di mettere poi ordine nel vuoto no.
Mi piace leggere ma non sono all’altezza di giudicare uno scrittore .tanti in bocca al lupo
Il vuoto è pur sempre contenitore. Il caos il contenuto. Sono entrambe due dimensioni della creazione. E noi non vediamo l’ora di assistere alla sintesi delle due con la nuova opera 🙂
Buongiorno ognuno di noi riempi il proprio vuoto 😊
Bellissimo!!! Grazieeeee 💖…ho riempito parte del mio vuoto !!!
Bellissimo anche coinvolgente sembra il labirinto della speranza visto che parli di vuoto e caos mi viene in mente star trek o film di fantascienza ma se hai raggiunto il volume 4 avrai qualche cosa da dire non ti arrendere alla prossima buon lunedì
La speranza,la verità attraverso la fantasia.Riesci a cogliere ogni sfumatura della vita che se tu non la raccontassi resterebbe latente in molti di noi.