Flavio Parenti
Solitudine e Rinascita

Solitudine e Rinascita

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Aiutare me stesso.

Questa frase ora mi pesa come un macigno. La sento nel petto, come una responsabilità. La vedo anche come un atto di consapevolezza. Non d’amore verso me stesso, come potrebbe sembrare, ma come presa di coscienza che l’unico che può farlo sono io.

Una parte di me ha sempre aspettato che qualcun altro mi aiutasse. E piano piano, sono rimasto solo con me stesso.

Vi fermo subito: è una cosa bella.

Perché un’altra parte di me ha scoperto che la solitudine è la natura dell’eccezione.

«E io, modestamente, eccessi», direbbe Totò.

Voglio esserlo. Eccezionale, veramente.

Ma mi rendo conto che più seguo quella strada, più sono solo nel mondo in cui mi trovo. Mi spingo in luoghi che non sono consoni a chi mi circonda.

Luoghi d’arte. Ma anche luoghi di tecnologia. Luoghi di strategia e comunicazione.

È come se il cammino verso l’immensa parete di roccia che mi aspetta si facesse ogni giorno più breve.

Ho il sole alle spalle.

E la mia ombra si proietta sul suolo, lunghissima.

Ma ad ogni passo si fa più corta. Più simile a se stessa. A me.

Il mio cammino sta dando forma alla mia ombra.

Ecco, così è l’impronta che lascia l’artista sulla realtà.

La sua ombra.

Quando scelgo una strada, che sia in linea con il mio amare, non posso fare a meno di percorrerla.

E più cammino, più il deserto che mi divide dal mondo si fa grande. E le città, prima rumorose, diventano piccole dune all’orizzonte.

Ecco, in questo momento mi sento un po’ così.

Terrorizzato di non essere altro che Don Chisciotte, partito per la sua ennesima crociata contro mulini a vento.

Ombre, anche quelle.

In queste settimane mi sono concentrato molto sulla creazione di nuovi strumenti creativi. Ho sviluppato un’applicazione che mi aiuta a scrivere meglio. Mi permette di visualizzare le mie opere in modi molto interessanti e di analizzare i miei testi.

Uno strumento di visualizzazione e analisi narrativa.

Lo sto implementando dentro al Labirinto della speranza.

La seconda stesura dell’opera sarà il banco di prova di questo mio strumento.

Ho capito che il formato a cinque volumi mi piace; chi mi conosce sa del mio amore per la teoria dei cinque movimenti narrativi, e quindi cinque volumi cascano a fagiolo.

Cinque volumi, però, non sono per niente semplici da strutturare bene. E farlo a mano non solo è dispendioso, ma anche impreciso.

Ci sono già molti tool utili: Scrivener, Plottr, oltre ai classici Word e Pages, oppure per i più nerd, Obsidian ed Excel.

Insomma, li ho provati tutti, e poi ho deciso di unirli sotto un’unica bandiera. Il mio coltellino svizzero personale.

Il bello di essere figlio di un informatico.

Mi sento un inventore al lavoro sulla sua nuova macchina, tranne che qui è tutto per la storia! Niente turbine, niente reattori o esplosioni chimiche.

Solo emozione, immersione e sempre qualcosa di mistico.

Sto entrando nel vivo del quarto volume. È bello riscoprire ciò che hai scritto alcuni mesi prima, rileggerlo con maggiore consapevolezza, così da poterlo sviluppare meglio. Più in linea con i personaggi.

Ora li scopro in piccole cose, più profonde, che segnano davvero le loro personalità. Un calore, una tristezza. Un’ingenuità.

Ma c’è tanto mistero da scoprire.

Uno su tutti: il mio protagonista.

Anche lui parecchio solo, devo dire. Ma la vita, si sa, ti aspetta dietro l’angolo.

Alla prossima pagina.

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