Flavio Parenti
L’identità dell’artista

L’identità dell’artista

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Oggi voglio parlare di marketing, ma mantenendo il punto di vista dell’artista, dello scrittore. So che molti autori hanno un problema con il marketing. Primo, perché diciamolo, non è che sembri così divertente occuparsi di numeri, copywriting, dashboard complicate; secondo, perché in realtà è una scienza complessa, che non si limita semplicemente a individuare gli indicatori di prestazione fondamentali, o a capire il costo per acquirente o il lifetime value.

Il marketing, per gli artisti, è una questione identitaria. E questo crea un paradosso. L’artista è colui che va alla ricerca di se stesso attraverso la sua arte. Come può dunque incasellarsi in un semplice significato da vendere? Limitarsi per essere vendibile è qualcosa di terribile per uno spirito libero.

Questo penso sia il primo scoglio da superare. Io lo faccio così: scindo le mie opere da me stesso. A parte che è necessario, perché a un certo punto l’opera deve vivere con le sue gambe, è anche utile, perché permette di vedere l’opera dall’esterno, per quello che è, e di dedicarsi all’etichettatura della suddetta.

In un certo senso, non state vendendo voi stessi, ma la vostra opera. E la vostra opera, essendo conclusa, non viene danneggiata da questo processo. Al contrario, il marketing può diventare un passaggio di introspezione «esterna» molto utile, in cui cercate di comprendere ciò che avete scritto, di guardarlo «per quello che è». Ovviamente, la limitazione richiede decisioni dolorose; chi scrive lo sa: la frase più difficile da scrivere è questa: «dimmi di cosa parla il tuo libro in una frase».

Se è vero che si può scoprire la risposta a questa domanda solo alla fine del processo creativo, è anche vero che questa domanda ha diritto a una risposta chiara e coerente. Io, per esempio, parto sempre con una frase che mi guida. Un faro nel buio della scrittura che mi serve a ricordare dove sto andando. Spesso quella frase muta nel percorso, ma alla fine ne ricavo una perla utile nella fase successiva, quella del marketing.

Come piattaforma «pubblicitaria» uso Meta (Facebook, Instagram), ma non faccio molti post organici; in linea di massima uso le sponsorizzate, le ads, come le chiamano. E uso il diario d’artista come luogo di ritrovo, di contatto e discussione. Una vera e propria community eterogenea e ricca di ispirazione, anche per me. Come potete vedere, nelle mail che vi mando, oppure anche qui nel diario, troverete dei «banner» che vi invitano a leggere i miei libri. Quella è la pubblicità che faccio. È parte di questo sistema che cerca di essere autentico, sincero, non «markettaro», ma anzi rappresentativo della mia voce.

Sulla sponda del marketing lo chiamano “branding”, su quella dell’arte lo chiamano “voce”. La figura che voglio incarnare è nuova, e non ha equivalenti. L’obiettivo è essere forti come una casa editrice, ma autentici come un artista di strada.

Io penso che si possa essere artisti e promotori di se stessi senza perdere autenticità, anzi, rafforzandola, potenziandola con gli strumenti a nostra disposizione. Io riesco a essere creativo, veramente creativo, quattro ore al giorno, sei quando mi spingo al massimo (due sessioni da tre ore). E il resto delle ore? La recitazione, la famiglia, gli impegni. Ma rimane sempre qualcosa, no? Ecco, in quell’ora disponibile, studiate strumenti alternativi che vi permettano di raggiungere più persone, di trovare i vostri lettori, di dare alla vostra opera la visibilità che merita.

Se avete domande su come far conoscere le vostre opere, sulla dimensione tra branding e voce autoriale, chiedete pure qui sotto, sarò felice di rispondere.

Alla prossima pagina.

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Commenti (9)

  1. Maria Francesca Bello Abituè

    Io invece trovo tanto faticoso vendere una qualsiasi opera d’artista, così come un banale oggetto realizzato in serie. Penso che in qualche modo il saper “vendere” sia un talento come lo scrivere o il recitare, poi certo c’è lo studio, l’applicazione, la costanza…
    Grazie per gli spunti di riflessione.
    Mf

  2. rosa rosa fulco Voce del diario

    “Una delle strategie di Marketing più potenti del Novecento è regalare una cosa per fare sorgere la domanda di un’altra.(Chris Anderson)

  3. Andrea R Voce del diario

    Ciao Flavio. Domande ne avrei tante. Sto scrivendo il mio primo romanzo e selezionando un po di malcapitati ipotetici lettori tra i miei conoscenti, che per ora mi dicono “Ma certo che lo leggo! Sarà un piacere!”. Io li guardo chiedendomi “Arriveranno fino in fondo? Coglieranno l’ironia nei punti in cui penso di essere stato ironico? E tutto il resto che devono cogliere? Si stuferanno? O mi daranno che è la cosa più bella che hanno mai letto? Poi è un romanzo psicotico, mentale, fantascientifico, on the road, metastorico. Il personaggio principale, che è una somma dei miei difetti e di quelli di un po di persone che frequento, mi è venuto talmente in antipatia, che l’ho fatto morire tre volte ma ogni volta risorge. Se diffondo lo scritto, anche solo nella ristretta cerchia, come mi tutelo se ne fanno una copia? Sempre sia una creazione apprezzata da altri oltre me… Cambiando argomento: perché non apri una casa editrice tua per pubblicare romanzi comodi o scomodi, a tuo giudizio validi? Magari di gente come me che non vuole fare modifiche: o alle stampe così com’è, o nel cassetto per sempre, marketing a parte… (quindi mi sa che non ho capito niente di marketing). Un saluto. Buon labirinto!

  4. Teresa di Giambattista Abituè

    Buongiorno sempre significativo ciò che lei esprime… grazie…buona giornata

  5. Manuela Abituè

    Ciao Flavio è bello leggerti… Condivido in pieno ciò che scrivi…sei molto riflessivo e intelligente… grazie per queste tue belle pagine…buona vita

  6. Antonella Santi Ospite

    Sono da pochissimo “qui” in questo bellissimo mondo. Grazie per queste bellissime riflessioni/suggerimenti.
    Mi ha colpito molto il concetto di “scissione dall’opera”. E forse questo è un ostacolo importante da superare. Riuscire a partorirla e a metterla al mondo come identità autonoma. La si può nutrire, ma l’opera è del mondo.

  7. Cecilia Abituè

    Oggi giornata un po’ strana….. Non riesco a commentare… Grazie

  8. DANIELA NARDELLA Voce del diario

    Ciao Flavio il marketing è anche un modo per fare conoscere le opere, senza togliere nulla all’ estro ed allo spirito libero dell’ artista.Poi tu non fai molto sovraesposizione sui social,sei molto discreto.Buona giornata

  9. Greg Ospite

    Prima di andare in pensione mi occupavo di marketing e pubblicità. Nel tempo libero, mi dedicavo anche seriamente all’arte (dipingevo). Ogni volta che esponevo, mi risultava sempre difficile promuovermi, proprio per le ragioni che hai espresso. È un ostacolo che gli artisti devono superare per avere successo e guadagnarsi da vivere.

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