La teoria dei giochi. Sembra una cosa da bambini, ma in realtà è una delle scienze più complesse che esistano. L’idea parte da un famoso dilemma. Seguitemi, sembra complicato, ma dietro c’è la chiave di volta per capire come si vede il mondo. E alla fine dell’articolo, una sorpresa per chi arriverà fino in fondo.
«Il dilemma del prigioniero»
Ci sono due prigionieri in due celle distinte, che non possono comunicare tra loro. Sanno solo che entrambi vengono interrogati nello stesso momento. I due prigionieri, che chiameremo A e B, hanno due opzioni: cooperare con la polizia o tradire il compagno.
I risultati possibili sono dunque tre, a cui segue un'assegnazione di punteggio:
1. Entrambi collaborano: in questo caso entrambi guadagnano 3 punti.
2. Entrambi tradiscono: in questo caso entrambi guadagnano 1 punto.
3. Uno collabora, l’altro tradisce: chi tradisce guadagna 5 punti, chi collabora 0.
Questo dilemma, così semplice all’apparenza, cela il funzionamento delle relazioni interpersonali tra gli esseri umani nella società, ponendoci davanti alla domanda: «Come mi devo comportare nel caso in cui mi tradiscano o collaborino con me?»
Vi faccio un esempio: il famoso «porgi l’altra guancia» che spesso sentiamo dire si potrebbe tradurre in «se qualcuno ti tradisce, tu continua a collaborare con lui», oppure «occhio per occhio, dente per dente» vorrebbe dire «se qualcuno ti tradisce, tradiscilo pure tu».
Insomma, è un dilemma che è stato affrontato nei millenni da molte società, sotto molti aspetti: morali, spirituali, legali.
Tra gli anni ’70 e ’80 sono state fatte simulazioni informatiche per testare quali fossero i comportamenti che, sul lungo termine, ottenevano il punteggio più alto.
Chi ha vinto, secondo voi? Chi ha collaborato sempre? Chi ha tradito sempre? Chi ha fatto un po’ e un po’? E con quali proporzioni?
Come vedete, piano piano si fa sempre più manifesto quanto questo dilemma sia centrale nella nostra vita. Proprio nella nostra. Tutti siamo stati traditi. Tutti abbiamo collaborato con la persona sbagliata. Ma tutti abbiamo anche collaborato con amici e tradito persone che forse non lo meritavano.
Ed ecco che entra in gioco «Tit for tat», l’algoritmo rimasto nella storia della teoria dei giochi. Il suo funzionamento era semplicissimo (come suggerisce il nome, occhio per occhio). Di base, collaborava, ma se per caso incontrava qualcuno che lo tradiva, la prossima volta che avrebbe interagito con lui, lo avrebbe tradito a sua volta. Per poi dimenticare e ricominciare.
Una sorta di crasi tra «occhio per occhio, dente per dente» e «porgi l’altra guancia»: l’importante è non farsi prendere in giro.
Tra tutte le possibilità, ha vinto Tit for tat. Ha battuto algoritmi che tradivano sempre, algoritmi che non tradivano mai, quelli che un po’ sì e un po’ no (a caso). Insomma, «Tit for tat» sembra essere, in linea di massima, la miglior ricetta di comportamento sano e costruttivo all’interno della società.
Cosa significa? Che se qualcuno ci fa del male (ci tradisce), non dobbiamo perdonarlo subito; dobbiamo prima fargli capire (con il suo stesso comportamento, cioè tradendolo) cosa significa ciò che ha fatto, e poi riaprirci al mondo con un sorriso e continuare a vivere e collaborare, sempre che lo desideri.
Avendo scoperto la teoria dei giochi molti anni fa, è il metodo che tendo ad adottare nei confronti degli altri.
Se siete arrivati fino a qui, vi avevo promesso un regalo: eccolo qui.
Ho scritto una favola, in stile Esopo, che intendo leggere a mia figlia, la cui morale è insegnare quanto «Tit for tat» sia un approccio costruttivo alla vita e alle relazioni con gli altri.
Enjoy.
La volpe e lo scoiattolo
C’era una volta una volpe, furba ma gentile, che viveva vicino a uno scoiattolo, intimorito dal mondo e sempre sospettoso.
Ogni mattina la volpe divideva con lui una mela trovata nel bosco. Lo scoiattolo, però, pensava: «Meglio tenermi tutto per me!» e un giorno non lasciò nemmeno un morso all’amica.
La volpe, sorpresa, decise di fare lo stesso il giorno dopo: portò la mela, ma se la mangiò tutta, senza lasciarne nemmeno un pezzetto allo scoiattolo.
Lo scoiattolo, rimasto affamato, comprese quanto fosse triste essere traditi da un amico. Così, il giorno seguente, quando la volpe tornò con la mela, subito propose di dividerla, come ai bei tempi.
La volpe, vedendo il gesto, sorrise e accettò, tornando a collaborare.
Da allora i due impararono una regola d’oro: «Io comincio con la gentilezza, ma se mi ferisci, ti mostro come ci si sente. Poi, però, sono pronto a perdonare.»
Il bosco tornò pieno di mele condivise e di risate. E ogni volta che qualcuno dimenticava la lezione, la volpe diceva:
«Ricorda, amico mio: chi sa rispondere col giusto equilibrio tra fermezza e perdono, non perderà mai.»
Alla prossima pagina